Registraz. EXPERTUP Minimi Forfettari, INTRASTAT

Registrazione MINIMI/FORFETTARI/PRESTAZIONI OCCASIONALI CON RITENUTA

Se Ditta e SI VUOLE REGISTRARE UN ACQUISTO: Codice causale 21 e il tipo bene 556 e (regimi agevolati) poi codice IVA 801 (se forfettari) o 800 (regime dei minimi).

Se fattura da professionisti Professionisti Codice causale 140 e il tipo bene 556 e poi codice IVA 801 (se forfettari) o 800 (regime dei minimi)

Se si vuole registrare una VENDITA DA FORFETTARI TIPO BENE 556 E CODICE IVA 081 OVVERO 080 (CONTRIBUENTI MINIMI)

PRESTAZIONI OCCASIONALI

CODICE CAUSALE 140 (DA PROFESSIONISTI CON RITENUTA), TIPO BENE 140, CAUSALE IVA 707 (se manca il carattere della abitualità), 

INTRASTAT

Se si vuole registrare fatture da CEE ovvero estero per MODELLO INTRA CON PRESENTAZIONE MOTIVI STATISTICI

CAUSALE CONTABILE 34

TIPO BENE INTRA CEE

001 merci c/acquisti
101 merci destinati alla rivendita
017 prestazione servizi esteri

217 PRESTAZIONE DI SERVIZI NAZIONALI ITALIA

CODICE IVA INTRA CEE

322 MERCI CEE

422 SERVIZI CEE

Impugnazioni nelle delibere società di capitali

Verbalizzazione, statuto, clausole di tutela e tempistiche: il termine è di 90 giorni dalla data di adozione, con una finestra più ampia per il socio.

Anche in un periodo di tour de force come questo, un tempestivo aggiornamento dei libri sociali delle società clienti di studio, con il riporto delle delibere assembleari e consiliari fornite dal cliente, è senz’altro necessario e opportuno, sia in ottemperanza a disposizioni di legge, sia per l’eventuale necessità di impugnare una o più delibere.
Secondo l’art. 2388, c. 4, C.C., le delibere consiliari che non sono state prese in conformità alla legge o allo statuto sociale, possono essere impugnate entro il termine di 90 giorni dalla data della delibera, dal collegio sindacale nonché da ciascuno degli amministratori assenti o dissenzienti. Il socio può impugnare la delibera consiliare e inoltre esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori o del cda, in caso di organo collegiale, per ottenere il risarcimento del danno direttamente subito in proprio. Il danno deve essere lesivo del patrimonio personale del socio, compresa la quota di partecipazione al capitale sociale, indipendentemente dall’entità.

La disciplina in materia, dettata per le Spa dal citato art. 2388, c. 4, C.C., si applica per analogia anche ai consigli di amministrazione delle società a responsabilità limitata. Nonostante la norma non richieda la verbalizzazione della decisione, tale aspetto riveste un ruolo cruciale, poiché solo con la prova documentale scritta è possibile provare la decisione assunta, gli interventi dei presenti e attestare lo svolgimento dell’attività collegiale. Si ritiene peraltro opportuno, secondo il Consiglio nazionale del Notariato (quesito di impresa n. 253-2008/I), inserire nello statuto sociale una clausola che imponga la verbalizzazione delle delibere consiliari.

Per i tempi di redazione del verbale, è ammessa, così come avviene per le delibere assembleari (art. 2375 C.C. “Verbale delle deliberazioni dell’assemblea”), una verbalizzazione non contestuale e dunque successiva, ma è richiesta l’indicazione nel verbale, non solo della data di svolgimento della riunione, ma anche della data di redazione e sottoscrizione del verbale stesso. Si ritiene, in ogni caso, che la verbalizzazione della decisione e dunque l’ultimazione del verbale, non possa legittimamente protrarsi per un periodo di tempo ingiustificato e debba essere tempestiva e “senza indugio”: si vedano la Massima n. VIII (ante riforma) e la Massima n.45 (post riforma) del Consiglio Notarile di Milano.
Pertanto, ad eccezione delle delibere che sono soggette all’iscrizione al Registro delle Imprese, si ritiene che il termine ultimo per la verbalizzazione tardiva coincida con l’inizio della riunione successiva, per analogia con l’art. 2379-bis C.C. (sanatoria di nullità).
È evidente che la mancata tempestività della verbalizzazione potrebbe pregiudicare il diritto di impugnare la delibera da parte di tutti i soggetti legittimati (amministratori assenti o dissenzienti, sindaci e socio che si consideri leso dalla decisione presa). Stante il tenore letterale dell’art. 2388 C.C., come sopra accennato, è previsto un termine di decadenza di 90 giorni dalla data della delibera: pertanto, si ritiene che, qualora la verbalizzazione non sia contestuale all’adozione della delibera, il termine decorra comunque dalla data di quest’ultima.

Nel caso di impugnazione del singolo socio, ancor più qualora non rivesta la carica di amministratore, la decorrenza del termine di 90 giorni è dibattuta poiché spesso il socio ignora la delibera consiliare e potrebbe venirne a conoscenza oltre la data di adozione della stessa o forse, addirittura, dopo i 90 giorni utili dalla medesima, precludendogli la possibilità di impugnarla. Secondo l’opinione prevalente, il termine dovrebbe decorrere dalla data di iscrizione della delibera al Registro delle Imprese (qualora sia previsto l’obbligo) oppure, qualora tale adempimento non sia richiesto in relazione all’oggetto della delibera, dal momento in cui il socio ne sia venuto a conoscenza e sia in condizione di valutare se la delibera sia lesiva dei suoi interessi.

Una consulenza appropriata all’amministratore della società cliente di studio, al fine di prevenire conflitti tra gli organi sociali, oppure al cliente socio il cui patrimonio personale sia stato leso da una delibera dell’organo amministrativo, saranno sicuramente apprezzate, anche a titolo di compenso professionale.

Aliquote Iva dei lavori di recupero edilizio

  • L’aliquota Iva del 22% si applica alla fornitura con posa in opera di tende da sole o schermature solari, non effettuata nell’ambito dei lavori di recupero edilizio.
  • L’aliquota Iva del 10% si applica nell’ambito di un più ampio intervento di recupero agevolato, come la manutenzione ordinaria, straordinaria o la ristrutturazione edilizia di fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata, perché è possibile applicare l’agevolazione dell’art. 7, c. 1, lett. b), L. 488/1999.
  • Si può beneficiare del 10% se l’installazione avviene con un contratto di appalto o d’opera (non fornitura con posa in opera) su immobili di qualunque categoria catastale, nell’ambito delle ristrutturazioni o risanamenti e restauri conservativi.

Modelli Iva agevolata

Modulistica per richiedere l’applicazione di aliquote IVA ridotte

Dichiarazione per appalto di interventi
di manutenzione ordinaria e straordinaria

Oggetto: richiesta di applicazione dell’IVA ad aliquota ridotta.Il sottoscritto ……………………. dichiara, sotto la propria esclusiva responsabilità, che l’intervento edilizio concernente l’immobile sito in ……………………. rientra nella previsione di cui all’art. 7 co. 1 lett. b) della L. 23.12.99 n. 488 e, pertanto, chiede l’applicazione dell’aliquota del 10% nei limiti ivi previsti.A maggior chiarimento, allega fotocopia del permesso di costruire (DIA o denuncia di opere interne) rilasciato dal sindaco del Comune di ……………………..Il sottoscritto si impegna a comunicare tempestivamente ogni eventuale fatto o circostanza che faccia venire meno il diritto alla sopra indicata agevolazione, al fine di consentire l’emissione della fattura integrativa per la differenza di aliquota, secondo quanto previsto dall’art. 26 co. 1 del DPR 26.10.72 n. 633 e successive modificazioni.

***

Dichiarazione per appalto di interventi di manutenzione straordinaria
effettuati su edifici di edilizia residenziale pubblica

Oggetto: richiesta di applicazione dell’IVA ad aliquota ridotta.Il sottoscritto ……………………. dichiara, sotto la propria esclusiva responsabilità, che l’intervento edilizio concernente l’immobile sito in ……………………. rientra nella previsione del n. 127-duodecies della Tabella A, Parte III, allegata al DPR 26.10.72 n. 633 e, pertanto, chiede l’applicazione dell’aliquota del 10% sui corrispettivi d’appalto (o subappalto) che andrete a fatturare.A maggior chiarimento, allega fotocopia del permesso di costruire rilasciato dal sindaco del Comune di ……………………..Il sottoscritto si impegna a comunicare tempestivamente ogni eventuale fatto o circostanza che faccia venire meno il diritto alla sopra indicata agevolazione, al fine di consentire l’emissione della fattura integrativa per la differenza di aliquota, secondo quanto previsto dall’art. 26 co. 1 del DPR 26.10.72 n. 633 e successive modificazioni.

***

Dichiarazione per appalto di interventi di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e ristrutturazione urbanistica

Oggetto: richiesta di applicazione dell’IVA ad aliquota ridotta.Il sottoscritto ……………………. dichiara, sotto la propria esclusiva responsabilità, che l’intervento edilizio concernente l’immobile sito in ……………………. rientra nella previsione del n. 127-quaterdecies della Tabella A, Parte III, allegata al DPR 26.10.72 n. 633 e, pertanto, chiede l’applicazione dell’aliquota del 10% sui corrispettivi d’appalto che andrete a fatturare.A maggior chiarimento, allega fotocopia del permesso di costruire rilasciato dal sindaco del Comune di …………………….. (oppure altro documento autorizzativo).Il sottoscritto si impegna a comunicare tempestivamente ogni eventuale fatto o circostanza che faccia venire meno il diritto alla sopra indicata agevolazione, al fine di consentire l’emissione della fattura integrativa per la differenza di aliquota, secondo quanto previsto dall’art. 26 co. 1 del DPR 26.10.72 n. 633 e successive modificazioni.

***

Dichiarazione per appalto
di interventi finalizzati al superamento delle barriere architettoniche

Oggetto: richiesta di applicazione dell’IVA ad aliquota ridotta.Il sottoscritto ……………………. dichiara, sotto la propria esclusiva responsabilità, che le opere interne sull’immobile sito in ……………………., effettuate in ottemperanza della L. 9.1.89 n. 13 e del decreto del Ministero dei Lavori pubblici del 14.6.89 n. 236, presentano le caratteristiche oggettive per poter beneficiare dell’aliquota del 4%, in virtù di quanto previsto dal n. 41-ter della Tabella A, Parte II, allegata al DPR 26.10.72 n. 633.A maggior chiarimento, allega fotocopia del permesso di costruire rilasciato dal sindaco del Comune di ……………………..Il sottoscritto si impegna a comunicare tempestivamente ogni eventuale fatto o circostanza che faccia venire meno il diritto alla sopra indicata agevolazione, al fine di consentire l’emissione della fattura integrativa per la differenza di aliquota, secondo quanto previsto dall’art. 26 co. 1 del DPR 26.10.72 n. 633 e successive modificazioni.

***

Dichiarazione per i casi di acquisto di beni finiti
diversi dalle materie prime e semilavorate

Oggetto: richiesta di applicazione dell’IVA ad aliquota ridotta.Il sottoscritto ……………………. dichiara, sotto la propria esclusiva responsabilità, che l’acquisto di ……………………. effettuato presso la vostra ditta è destinato alla ristrutturazione di un fabbricato ai sensi dell’art. 3 co. 1 del DPR 380/2001, con le caratteristiche per potere beneficiare dell’aliquota del 10%) in virtù di quanto previsto dal n. 127-sexies (nuova costruzione)/127-terdecies (ristrutturazione) della Tabella A, Parte III, allegata al DPR 26.10.72 n. 633.Chiede, pertanto, l’applicazione dell’aliquota IVA nella misura indicata.A maggior chiarimento, allega fotocopia del permesso di costruire rilasciato dal sindaco del Comune di …………………….. (oppure altro documento autorizzativo).Il sottoscritto si impegna a comunicare tempestivamente ogni eventuale fatto o circostanza che faccia venire meno il diritto alla sopra indicata agevolazione, al fine di consentire l’emissione della fattura integrativa per la differenza di aliquota, secondo quanto previsto dall’art. 26 co. 1 del DPR 26.10.72 n. 633 e successive modificazioni.

Bilancio d’esercizio: il trattamento fiscale applicabile alle autovetture (e non solo)

Bilancio d’esercizio: il trattamento fiscale applicabile alle autovetture (e non solo)

scritto il venerdì, 19 febbraio 2021

Il fine ultimo di questo approfondimento è quello di fare una panoramica generale sul trattamento fiscale applicabile alle auto (e non solo…) sia in materia di imposizione diretta che indiretta in un contesto specifico, quale quello dell’impresa e, quindi, del bilancio d’esercizio.

I temi trattati riguarderanno quindi le percentuali di detraibilità dell’iva e la deducibilità dei costi in ambito aziendale.

Deducibilità costi auto 

L’art. 164 del Tuir (Limiti di deduzione delle spese e degli altri componenti negativi relativi a taluni mezzi di trasporto a motore, utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni) , al comma 1 prevede che “Le spese e gli altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto a motore indicati nel presente articolo, utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni, ai fini della determinazione dei relativi redditi sono deducibili:

  • Per il 100% se destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attivita’ propria dell’impresa e se i veicoli sono adibiti ad uso pubblico;
  • Per il 20% in generale (80% per gli agenti di commercio ed i rappresentanti) ma con un importo predeterminato che costituisce il limite fiscalmente deducibile.;
  • Per il 70%: veicoli concessi ai dipendenti

In linea generale, quindi, per le autovetture viene prevista una deducibilità del costi sostenuti pari al 20% ed in sede di acquisto la deducibilità viene riconosciuta solo per un determinato ammontare: per autovetture e autocaravan, il tetto massimo deducibile è pari a  18.075,99 euro (elevato a 25.822,84 per i veicoli di agenti e rappresentanti), per i motocicli è pari a 4.131,66 euro e per ciclomotori è pari a 2.065,82 euro. A titolo esemplificativo, una società che acquista un’autovettura ad uso promiscuo si vedrà riconoscere fiscalmente un costo pari a 18.075,99 con un costo massimo fiscalmente deducibile pari a 3.615,20 (20% di 18.075,99).

Attenzione che, per determinare il corretto valore del costo di acquisto per la verifica del suddetto limite, è necessario tenere conto degli oneri accessori di diretta imputazione quali, ad esempio, l’Iva indetraibile e la tassa di immatricolazione.

Ad esempio:

  • Acquisto autovettura: 12.000 euro (di cui 2.200 di iva) €. 10.000 + €. 2.200 di Iva per un totale di €. 12.200. 
  • Iva indetraibile – vedi paragrafo successivo – (60% di 2.200): 1.320
  • Costo utile per il calcolo del tetto fiscale deducibile: 11.320 euro (10.000 + 1320).  Tale cifra rispetta il tetto imposto per legge di 18.075.99 euro e pertanto si potrà dedurre il 20% di 11.320. Nel caso, invece, si fosse superata la cifra di 18.075,99 la deducibilità rimaneva ferma a 3.615,20 euro. 

Tale limite di deducibilità si applica, dunque, alle quote di ammortamento (durata: 5 anni); per determinare la quota di ammortamento fiscalmente deducibile si deve moltiplicare il costo massimo fiscalmente riconosciuto  per il limite di deducibilità (20%) per il coefficiente di ammortamento (25%). 

In caso di noleggio/locazione il “tetto” annuo massimo di costo fiscalmente riconosciuto è il seguente: 

  • per autovetture e autocaravan, 3.165,20 euro (Attenzione: dal 2017 elevato a 5.164,57 euro per i veicoli di agenti e rappresentanti);
  • per motocicli, 774,69 euro;
  • per ciclomotori, 413,17 euro.

La società in caso di noleggio autovettura si vedrà riconoscere un costo fiscalmente deducibile annuo pari a 773, 04 (20% di 3.165,70).

Una volta entrato a far parte del mondo aziendale le spese di utilizzo ed impiego verranno considerate fiscalmente deducibili secondo le stesse percentuali, ossia:

  • 100%:bene utilizzato ad uso esclusivo o adibito ad uso pubblico;
  • 20%: in linea generale
  • 70%: uso promiscuo ai dipendenti;

senza alcun limite di importo fiscalmente rilevante; tali spese sono soggette solo al limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili che risultano all’inizio dell’esercizio dal registro dei beni ammortizzabili senza considerare i beni acquistati o ceduti in corso d’anno.

In caso di noleggio/ leasing anche gli interessi passivi applicati seguono la stessa impostazione fiscale in materia di deducibilità.

Si sottolinea che, per le società di capitali, ai fini Irap, i costi relativi agli autoveicoli si dovrebbero considerare, a differenza di quanto appena esposto in materia di imposte sul reddito, integralmente deducibili.

Detraibilità Iva

L’art. 19 bis-1 lettera c del DPR 633/72 (Esclusione o riduzione della detrazione per alcuni beni e servizi) prevede che “ l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di veicoli stradali a motore, diversi da quelli di cui alla lettera f) dell’allegata tabella B, e dei relativi componenti e ricambi e’ ammessa in detrazione nella misura del 40 per cento se tali veicoli non sono utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione. La disposizione non si applica, in ogni caso, quando i predetti veicoli formano oggetto dell’attivita’ propria dell’impresa nonche’ per gli agenti e rappresentanti di commercio. Per veicoli stradali a motore si intendono tutti i veicoli a motore, diversi dai trattori agricoli o forestali, normalmente adibiti al trasporto stradale di persone o beni la cui massa massima autorizzata non supera 3.500 kg e il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, non e’ superiore a otto” .

Il comma fornisce le seguenti informazioni:

  • per i veicoli adibiti a trasporto su strada con peso inferiore a 3.500 kg l’iva, in sede di acquisto è ammessa una detrazione Iva pari al 40% (vedi esempio paragrafo precedente); si ricorda che l’iva non detratta rientra a far parte del costo ai fini delle imposte dirette;
  • l’iva è totalmente detraibile in caso in cui i veicoli formano oggetto dell’attivita’ propria nonche’ per gli agenti e rappresentanti di commercio.

Tali percentuali vengono mantenute nel corso dell’anno anche relativamente al sostenimento delle spese di impiego ed utilizzo del mezzo di trasporto.

Criteri di assoggettamento a bollo nelle fatture elettroniche

Provvedimento direttoriale n. 34958 pubblicato ieri, 5 febbraio 2021

Il documento di specifiche tecniche allegato al provvedimento indica le modalità con cui l’elenco B viene predisposto dal fisco. Si tratta di indicazioni di assoluto rilievo in quanto permettono ai contribuenti di comprendere ed anticipare, mutuandole nei propri sistemi informatici, le regole applicative così da essere in grado di rispondere per tempo ad eventuali indicazioni e richieste dell’amministrazione diverse dalle risultanze dei documenti in contabilità. In via generale, l’elenco B si compone dei dati di tutte le fatture ordinarie verso le pubbliche amministrazioni, quelle tra privati nonché quelle semplificate per le quali non è stato indicato l’assolvimento dell’imposta di bollo (tag <BolloVirtuale> non presente nell’XML della fattura), quando per le operazioni di cessione di beni e/o fornitura di servizi documentate risultano soddisfatte le seguenti condizioni:

  1. la sommatoria degli importi (somma calcolata considerando il valore riportato nel tag 2.2.1.11<PrezzoTotale> se fattura ordinaria o 2.2.2<Importo> se fattura semplificata) è maggiore di 77,47 euro;
  2. è stata indicata la “natura”:
    1. N2.1 e N2.2 (operazioni non soggette IVA), oppure
    2. N3.5 e N3.6 (operazioni non imponibili IVA), oppure
    3. N4 (operazioni esenti IVA)
  3. non è stata indicata nessuna codifica per il non assoggettamento all’imposta di bollo.

L’elenco B non comprende invece mai le fatture elettroniche caratterizzate dall’indicazione dei tipi documento relativi alle integrazioni ovvero alle autofatture TD16, TD17, TD18 e TD19. Né sono selezionate ai fini del controllo e del potenziale inserimento nell’elenco B, le fatture elettroniche emesse da contribuenti assoggettati a regimi fiscali speciali, quali editoria, gestione servizi di telefonica pubblica, agenzie viaggi e turismo. Allo stesso modo non rientrano nell’elenco neppure le fatture elettroniche scambiate da soggetti appartenenti allo stesso gruppo IVA o quelle scambiate tra pubbliche amministrazioni.

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda alcune specifiche ipotesi in cui pur trattandosi di operazioni che sono formalmente rientranti nel campo applicativo dell’imposta di bollo ne sono escluse per particolari disposizioni normative. 

In particolare, le specifiche tecniche chiariscono che per queste ipotesi al fine di evitare di essere inserite tra quelle operazioni in cui il bollo è dovuto, ma non inserito dal contribuente è necessario riportare delle dettagliate indicazioni nel blocco 2.2.16<Altri DatiGestionali>.  Ad esempio: 

  • per il caso in cui l’imposta di bollo non è applicabile ai documenti assicurativi in quanto assorbita nell’imposta sulle assicurazioni nel campo 2.2.1.16.1<TipoDato> va valorizzato con il codice “NB1”; 
  • per i documenti emessi da soggetti appartenenti al terzo settore in cui l’imposta di bollo non è dovuta è necessario valorizzare nel campo 2.2.1.16.1<TipoDato> il codice “NB2”.
  • per i documenti fra banca e correntista per i quali l’imposta di bollo è già assorbita dall’imposta di bollo assolta sull’estratto conto è necessario valorizzare nel campo 2.2.1.16.1<TipoDato> il codice “NB3”. 

Si ricorda che il blocco altri dati gestionali nonè presente nella fattura semplificata e quindi, per evidenziare le predette specifiche situazioni è, sempre,  necessario emettere solo fatture elettroniche ordinarie.

In pratica, il principio di alternatività comporta che siano esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto:
A) fatture, note, note credito e debito, conti e simili documenti che recano
addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette ad
Iva (sia quando l’Iva è esposta sul documento, sia quando è riportata una
dicitura che affermi che il documento è emesso con riferimento al pagamento di corrispettivi assoggettati ad Iva);
B) fatture riguardanti operazioni non imponibili relative ad esportazioni di
merci (esportazioni dirette e triangolari – art. 8 lett. a) e b) Dpr. 633/1972)
ed a cessioni intracomunitarie di beni (art. 41, 42 e 58 Dl 331/1993);
C) sulle fatture con Iva assolta all’origine, come nel caso della cessione di
prodotti editoriali;
D) sulle fatture soggette al reverse charge (art. 17, comma 6 Dpr 633/1972) e
cessione di rottami (art. 74 comma 7 e 8 Dpr 633/1972).

Sono invece soggette alla marca da bollo tutte le fatture (o documenti) emessi sia in forma cartacea sia in forma elettronica aventi un importo complessivo superiore a € 77,47 non assoggettato da Iva, quali:
1) le fatture fuori campo Iva, per mancanza del requisito oggettivo o
soggettivo (artt.2, 3, 4 e 5, Dpr 633/72)
2) le fatture fuori campo Iva ex artt. da 7-bis a 7-septies Dpr 633/72;
3) le fatture non imponibili per cessioni ad esportatori abituali che
emettono la dichiarazione d’intento (art.8, co.1, lett. c), Dpr 633/72);
4) le fatture non imponibili, in quanto operazioni assimilate alle cessioni
all’esportazione (art.8-bis, d.P.R. n.633/72), quali cessioni di navi,
aeromobili, apparati motori o componenti destinati a navi e aeromobili e
prestazioni di servizi destinati a questi ultimi (Risoluzione 415755/73 e
311654/84);
5) le fatture non imponibili per servizi internazionali o connessi agli scambi
internazionali (art.9 Dpr 633/72, ad eccezione delle fatture relative a servizi
internazionali che siano diretti esclusivamente a realizzare l’esportazione di merci (Risoluzione 290586/78), che sono pertanto esenti da bollo;
6) esenti (art.10 Dpr 633/72);
7) escluse (art.15 Dpr.633/72);
8) le fatture emesse dai contribuenti in regime dei minimi e forfettario (Circolare7/E/08).


La marca da bollo, se assolta tramite contrassegno telematico, deve essere
applicata sulla copia originale della fattura consegnata al cliente; sulle altre copie andrà riportata la seguente dicitura: “imposta di bollo assolta sull’originale”.
Sulla fattura deve essere riportata una specifica annotazione: “imposta di bollo assolta in modo virtuale ex DM 17/06/2014” SE l’imposta di bollo viene assolta in modo virtuale.

Fattura a soggetto estero privo di partita iva e di codice fiscale. Pensate e cinesi ovvero turisti russi

L’operatore IVA italiano può scegliere di emettere verso un cliente estero (comunitario o extracomunitario) sia soggetto business che consumatore finale, una fattura elettronica (in tal caso non sarà necessario trasmettere i dati di tale fattura tramite l’esterometro).


La fattura elettronica predisposta deve riportare:
– nel campo Codice destinatario il 7 caratteri “XXXXXXX”
– nella sezione 1.4.1.1 “IdFiscaleIVA” del blocco 1.4 “Cessionario/Committente”, rispettivamente:
-nel campo 1.4.1.1.1 “IdPaese” il codice Paese estero (diverso da IT e espresso secondo lo standard ISO 3166-1 alpha-2 code);
-nel campo 1.4.1.1.2 “IdCodice” un valore alfanumerico identificativo della controparte (fino ad un massimo di 28 caratteri alfanumerici su cui il SdI non effettua controlli di validità);
se il cliente è un soggetto consumatore finale estero, compilare anche il campo 1.4.1.2 “CodiceFiscale” con il medesimo valore riportato nel campo “IdCodice”.

Infine, per indicare in fattura l’indirizzo estero del cliente bisognerà selezionare la nazione di appartenenza (e così non sarà necessario compilare la Provincia) e il campo CAP andrà compilato con il valore generico 00000. Si potrà utilizzare l’indirizzo per indicare il CAP straniero.