Imposte anticipate e differita

Utilizza il modulo Imposta anticipate e differite:

a) compila tutte le voci che possono determinare un disallineamento tra la norma fiscale e civilistica e tra la norma IRES ed IRAP (es. compenso amministratore per cassa non deducibile ai fini IRAP, (?anche per il 2022? da vedere)

b) rilevare la perdita fiscale da Modulo SC e riportarlo nell’apposito rigo del modulo Imposte anticipate e differite relativo all’IRES ed IRAP (attenzione al disallineamento tra imponibili)!

c) Riporta le scritture in contabilità, attenzione devi aver rilevato le imposte di competenza prima di tutto

CCNL – indicazione in fattura

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I contratti collettivi nazionali con le citate caratteristiche riferiti al settore edile sono identificati con i seguenti codici assegnali dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del lavoro che si riportano di seguito, e che hanno sostituito i codici in precedenza utilizzati dall’INPS:

F012CCNL per i lavoratori dipendenti delle imprese edili ed affini e delle CooperativeANCE
CONFCOOPERATIVE Lavoro e Servizi
AGCI Produzione e Lavoro
FENEAL UIL
FILCA CISL
FILLEA CGIL
F015CCNL per i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese industriali dell’edilizia e affiniANAEPA CONFARTIGIANATO EDILIZIA
CNA COSTRUZIONI
FIAE CASARTIGIANI
CLAAI EDILIZIA
FENEAL UIL
FILCA CISL
FILLEA CGIL
F018CCNL per gli addetti alle piccole e medie industrie edili ed affini aderenti a CONFAPI ANIEMCONFAPI ANIEMFENEAL UIL
FILCA CISL
FILLEA CGIL

Intervento di recupero della facciata esterna del condominio Le Mimose sito in Varese Via delle Viole. 
Opere di tinteggiatura facciate esterne e gronde in legno

Ai fini prescritti dall’art. 1, c. 43bis L. 234/2021 si attesta che il CCNL applicato nell’esecuzione dei lavori è il seguente: CCNL per i lavoratori dipendenti delle imprese edili ed affini e delle Cooperative ANCE F012

Recupero ritenuta d’acconto in regime forfettario. Ecco come fare. RS40 LM41 od UNICO RN33

Il regime forfettario non ha la ritenuta d’acconto.

Dove indicare le ritenute subite da forfettario?

Recuperare in dichiarazione le ritenute subite  Dovrai indicare il valore delle ritenute al rigo RS 40 (SE FORFETTARIO) del Modello Redditi e riportarlo poi per lo scomputo al rigo RN 33, colonna 4 e/o nel rigo LM41.

Ricordiamo che il regime forfettario non è assoggettato alla ritenuta d’acconto da parte del committente/sostituto d’imposta. Il contribuente rilascia al committente stesso un’apposita dichiarazione in cui gli comunica che opera appunto in regime forfettario e che il compenso che gli verrà erogato non deve essere soggetto alla ritenuta d’acconto.

La fattura deve essere sempre fatta senza ritenuta d’acconto. La dicitura di legge apparirà in automatico con le fatture emesse con . In alternativa va precisata in fattura la dicitura.

Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014 – Regime forfettario – come modificato dall’art. 1 comma 9 della Legge 145/2018 e, pertanto, non è soggetto ad IVA e a ritenute d’acconto

Ritenute erroneamente subite

Tuttavia potrebbe capitare che, nonostante la dichiarazione rilasciata, il committente applichi comunque la ritenuta d’acconto. Ciò può essere ad esempio il caso della ritenuta dell’8% operata dalla banca/posta sui bonifici che l’impresa (operante in regime forfettario) riceve per gli interventi di ristrutturazione o riqualificazione energetica eseguiti a favore di terzi soggetti.

• se il committente che ha diritto alla detrazione è una persona fisica non titolare di partita IVA, non si verifica alcun problema

• se il committente che esegue i lavori e ha diritto alla detrazione ed è soggetto titolare di partita IVA, l’impresa esecutrice di lavori applicherà la ritenuta o non applicherà la ritenuta in fattura a seconda che operi in regime ordinario (applicherà la ritenuta) o in forfettario.

Il problema si pone con la banca o il conto in posta in cui l’impresa che ha eseguito i lavori ha il conto. La normativa vigente infatti prevede che al momento del pagamento del bonifico, le banche e Poste Italiane Spa deebbano operare una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta pari all’8%.

Se l’impresa esecutrice dei lavori opera in regime forfettario deve rilasciare alla banca/posta l’apposita dichiarazione in cui gli chiede di non applicare la ritenuta (senza emettere alcuna fattura alla banca). Nonostante ciò potrebbe accadere che l’istituto comunque operi la ritenuta.

Recupero ritenuta d’acconto regime dei minimi o forfettari

Il recupero delle ritenute subite avviene in Dichiarazione dei Redditi. Dovrai indicare nell’apposito campo in TaxMan l’importo totale e allegare la certificazione della banca/posta delle ritenute operate.

In particolare, l’impresa sarà interessata dalla compilazione del rigo RS40 e del rigo LM41.

In sintesi:

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Di seguito sono proposti alcuni esempi di compilazione del modello Redditi 2018 per il recupero della ritenuta subita.

Esempio 1: Ritenute applicate dalla Banca/Posta per bonifici relativi alle agevolazioni per il risparmio energetico/ristrutturazione edilizia.

Un contribuente che adotta il regime di vantaggio dei contribuenti minimi effettua nel 2017 una prestazione per una ristrutturazione edilizia.

La Banca, all’atto del pagamento del bonifico applica la ritenuta (prevista attualmente nella misura dell’8%) per le agevolazioni relative al recupero edilizio.

La Banca rilascia al contribuente la certificazione attestante l’ammontare delle ritenute effettuate nel corso del 2017, pari a 200,00 euro.

In sede di dichiarazione, nel Modello Redditi 2018, il contribuente indicherà l’importo totale delle ritenute subite afferenti il regime dei minimi, al rigo:

  • RS 40 di “Redditi 2018-PF”, denominato “Ritenute regime di vantaggio e regime forfetario – Casi particolari”;
  • LM41 “Ritenute consorzio”, l’importo delle ritenute subite ai fini dello scomputo dall’imposta sostitutiva.

Qualora la ditta esecutrice dei lavori ad esempio fosse titolare anche di altri redditi (si pensi ad esempio all’impiantista proprietario di vari appartamenti che sono in affitto), anziché scomputare le ritenute erroneamente subite direttamente dall’imposta sostitutiva (indicandolo, come visto in RS40 e poi LM41), potrebbe decidere di scomputarle dall’IRPEF dovuta (in tal caso le indicherà al rigo RS40 e al rigo RN33 in luogo del rigo LM41). Qualora, invece, non si dovesse procedere al recupero in sede di Modello Unico, è possibile percorrere la strada dell’istanza di rimborso da presentare all’Agenzia delle Entrate nelle modalità ordinarie. 

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INTRASTA aggiornamento 2022

La scadenza dei Modelli Intra slitta dal 25 alla fine del mese

Dopo il restyling dei modelli Intrastat di inizio anno (Determinazione prot. 493869/RU del 23.12.2021), con il Decreto Semplificazioni cambiano anche le scadenze di presentazione.

A differenza della pubblicazione dei nuovi modelli Intra 2022, ancora privi di adeguate “istruzioni per l’uso”, questa seconda novità concede di fatto qualche giorno in più ai contribuenti per adempiere all’obbligo di trasmissione degli elenchi riepilogativi Intrastat.

Con l’entrata in vigore del Decreto Semplificazioni fiscali (articolo 3, commi 2 e 3, D.L. 73/2022, pubblicato nella G.U. n.143 del 21.06.2022), l’obbligo di presentazione dei modelli Intrastat viene spostato alla fine del mese successivo al periodo di riferimento.

L’articolo 3 D.L. 73/2022 – rubricato alla voce “Modifiche al calendario fiscale” – varia l’articolo 50, comma 6-bis, D.L. 331/1993, prorogando (seppur di poco) la scadenza in argomento: i soggetti tenuti alla presentazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari, nonché delle prestazioni di servizi c.d. generiche di cui all’articolo 7-ter D.P.R. 633/1972 (in ambito intra-Ue), devono comunicare i dati entro il mese successivo al periodo di riferimento.

La nuova scadenza riguarda tutti i soggetti passivi Iva che operano in ambito comunitario, con riferimento sia agli elenchi Intrastat mensili che a quelli trimestrali.

In precedenza la scadenza era ancorata al giorno 25 del mese successivo al periodo di riferimento. Restano immutate le “ordinarie” proroghe previste dall’articolo 7, comma 1, lettera h), D.L. 70/2011 secondo cui “i versamenti e gli adempimenti, anche se solo telematici, previsti da norme riguardanti l’Amministrazione economico-finanziaria che scadono il sabato o in un giorno festivo sono sempre rinviati al primo giorno lavorativo successivo”.

Nella tabella che segue riportiamo, in sintesi, le nuove scadenze Intrastat 2022 riepilogando le ulteriori novità introdotte da inizio anno.

Modello IntrastatSemplificazioni/Novità 2022Nuove scadenze
(a decorrere dal 22 giugno 2022)
Modello INTRA 1 bis
Cessioni intracomunitarie di beni
Non imponibili Iva ai sensi dell’articolo 41 D.L. 331/1993
Il campo Natura della transazione viene diviso in 2 colonne:
– i soggetti che hanno realizzato nell’anno precedente, o in caso di inizio dell’attività di scambi intracomunitari, presumono di realizzare, nell’anno in corso, un valore delle spedizioni superiore a euro 20.000.000, devono indicare i dati relativi alla natura della transazione conformemente alla disaggregazione a 2 cifre (colonne A e B)
– i soggetti diversi da quelli di cui sopra possono indicare i dati relativi alla natura della transazione conformemente alla disaggregazione a 1 cifra (solo colonna A)Ai fini statistici, nel Modello INTRA 1 bis è stata introdotta l’informazione relativa al Paese di origine delle merci (colonna 15)Per le spedizioni di valore inferiore a euro 1.000 possibilità di utilizzo del codice unico 99500000 (colonna 7)
Entro il mese successivo alla periodicità (mensile o trimestrale) di riferimento
Modello INTRA 2 bis
Acquisti intracomunitari di beni
I soggetti Iva presentano gli elenchi riepilogativi degli acquisti intracomunitari di beni con riferimento a periodi mensili, qualora l’ammontare totale trimestrale di detti acquisti sia, per almeno uno dei quattro trimestri precedentiuguale o superiore a 350.000 euro.
Dal 2022 non è più prevista la presentazione del Modello INTRA 2 bis con cadenza trimestrale.Le informazioni relative allo Stato del fornitore, al codice Iva del fornitore ed all’ammontare delle operazioni in valuta non vengono più rilevate negli elenchi riepilogativi relativi agli acquisti intracomunitari di beni.Il campo Natura della transazione viene diviso in 2 colonne:
– i soggetti che hanno realizzato nell’anno precedente, o in caso di inizio dell’attività di scambi intracomunitari, presumono di realizzare, nell’anno in corso, un valore di arrivi superiore a euro 20.000.000, devono indicare i dati relativi alla natura della transazione conformemente alla disaggregazione a 2 cifre (colonne A e B)
– i soggetti diversi da quelli di cui sopra possono indicare i dati relativi alla natura della transazione conformemente alla disaggregazione a 1 cifra (solo colonna A)Per le spedizioni di valore inferiore a euro 1.000 possibilità di utilizzo del codice unico 99500000 (colonna 8)
Entro il mese successivo al periodo (mese) di riferimento
Modello INTRA 2 quaterServizi ricevuti da prestatore UELe informazioni relative al codice Iva del prestatore, all’ammontare delle operazioni in valuta, alla modalità di erogazione, alla modalità di incasso e al Paese di pagamento non sono più rilevate negli elenchi riepilogativi relativi agli acquisti intracomunitari di servizi.Dal 2022 non è più prevista la presentazione del Modello INTRA 2 quater con cadenza trimestraleEntro il mese successivo al periodo (mese) di riferimento
Modello INTRA 1 quaterPrestazioni di servizi verso UE
Non soggette Iva ai sensi dell’articolo 7-ter D.P.R. 633/1972
Entro il mese successivo alla periodicità (mensile o trimestrale) di riferimento
Modello INTRA 1 sexiesContratto di call off stockLa sezione deve essere compilata a partire dagli elenchi riferiti a periodi decorrenti dal mese di gennaio 2022.Fatto salvo quanto stabilito per la compilazione di ciascuna colonna i soggetti che presentano gli elenchi riepilogativi con cadenza mensile o trimestrale devono compilare le stesse colonne.Entro il mese successivo alla periodicità (mensile o trimestrale) di riferimento

La correzione degli errori in bilancio e relativa rilevanza fiscale: novità 2022

aggiornato al 24 Giugno 2022

La correzione degli errori in bilancio e relativa rilevanza fiscale: novità

Durante la fase di rilevazione contabile dei fatti di gestione e in fase di redazione del bilancio d’esercizio, ci si trova di frequente nella necessità di dover correggere errori commessi nei precedenti esercizi: che siano errori matematici, dovuti ad erronee interpretazioni di fatti o dovuti a negligenza nel raccogliere le informazione ed i dati disponibili, è necessario da un lato conoscere il corretto comportamento contabile da seguire e dall’altro verificare la rilevanza fiscale della relativa correzione.

Dal punto di vista contabile il principio di riferimento è l’Oic 29, dedicato a “Cambiamenti di principi contabili, cambiamenti di stime contabili, correzione di errori, fatti intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio”, che definisce l’errore contabile come l’impropria o la mancata applicazione di un principio contabile se, al momento in cui viene commesso, le informazioni e i dati necessari per la sua corretta applicazione sono disponibili.

Il corretto trattamento contabile degli errori parte dalla distinzione tra errori rilevanti e non rilevanti, da valutare in relazione alla dimensione e alla natura degli stessi.

In particolare, definiamo come rilevante l’errore che può individualmente, o insieme ad altri errori, influenzare le decisioni economiche che gli utilizzatori assumono in base al bilancio.

Facciamo un esempio limite in grado di chiarire il concetto e il fatto che la rilevanza vada appurata caso per caso: un semplice errore di calcolo relativamente modesto commesso nell’iscrivere in bilancio valori liquidi superiori al reale (di per sé non rilevante) potrebbe divenire tale se il mantenimento di un ammontare minimo di liquidità fosse una condizione essenziale di un contratto il cui mancato avverarsi comporterebbe rilevanti conseguenze economiche per l’impresa.

In ogni caso, appurato l’errore, questo va rilevato contabilmente nel momento in cui è individuato e sono disponibili le informazioni ed i dati per un suo corretto trattamento.

Se l’errore viene scoperto prima della chiusura dell’esercizio cui si riferisce non ci sono particolari problematiche da gestire: basterà annullare o correggere la scrittura contabile originaria; se invece l’errore è stato commesso in esercizi precedenti la correzione dipende dalla rilevanza o meno dello stesso, secondo la definizione sopra precisata.

Se l’errore non è rilevante, la relativa correzione deve essere contabilizzata tempestivamente nel conto economico dell’esercizio in cui è individuato in corrispondenza della voce a cui afferisce.

Se è rilevante, l’Oic 29 stabilisce la necessità:

  • di operare la correzione sul saldo di apertura del patrimonio netto dell’esercizio in cui se ne viene a conoscenza, generalmente negli utili portati a nuovo o in altra componente del netto se più appropriata;
  • e, ai soli fini comparativi:
  1. se l’errore è stato commesso nell’esercizio precedente, rideterminare gli importi comparativi per l’esercizio precedente;
  2. se l’errore è stato commesso prima dell’inizio dell’esercizio precedente, rideterminando i saldi di apertura di attività, passività e patrimonio netto dell’esercizio precedente;

salvo il caso in cui non sia fattibile determinare o l’effetto di competenza dell’esercizio precedente ovvero l’effetto cumulativo dell’errore.

Definito l’inquadramento contabile, dal punto di vista fiscale, in assenza di specifiche indicazioni per i sog­getti Oic-adopter dopo l’introduzione del principio di derivazione rafforzata, rifacendosi a quanto previsto per i soggetti Ias, e quindi alle circolari 7/E/2011 e 31/E/2011, era stato chiarito che la derivazione rafforzata non potesse mai determinare il riconoscimento fiscale della correzione degli errori contabili, anche se non rilevanti, essendo fuori competenza.

L’unica strada per attribuire rilevanza fiscale alla correzione di errori contabili era la presentazione di una dichiarazione integrativa a favore, entro i termini previsti per l’accertamento.

Il contribuente doveva pertanto:

  • nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio in cui era rilevato a conto economico l’errore non rilevante, apportare apposita variazione fiscale in aumento;
  • presentare, entro i termini dell’accertamento, una dichiarazione integrativa relativa all’anno in cui era stato commesso l’errore contabile in modo da far emergere fiscalmente il relativo componente di reddito.

La strada fin qui delineata è stata superata con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 143 del 21.06.2022 del D.L. 73/2022 (c.d. “Decreto Semplificazioni fiscali”), che, semplificando la procedura già dal periodo d’imposta in corso (2022 per i soggetto solari), ha previsto che il criterio di derivazione rafforzata trova ora applicazione anche in relazione alle poste contabilizzate a seguito del processo di correzione degli errori contabili: non è quindi più necessario presentare la dichiarazione integrativa per il loro riconoscimento fiscale.

Importante in ogni caso evidenziare che la nuova disposizione si applica solo ai componenti negativi di reddito relativi ad esercizi per i quali non è scaduto il termine per la presentazione della dichiarazione integrativa, che deve essere trasmessa entro i termini previsti per la decadenza dell’attività di accertamento, quindi entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione ordinariamente presentata.